Risk Management e Regime Tributario dei costi e dei proventi connessi a reati


Responsabile scientifico: Prof. Giuseppe Vanz

A partire dal 1993, il legislatore italiano ha introdotto una serie di disposizioni volte a disciplinare, prima, il trattamento tributario dei proventi connessi al compimento dei reati e, poi, anche quello dei relativi costi.

Tale disciplina è stata recentemente modificata, mediante il D.L. n. 16/2012, anche al fine di prevenire possibili declaratorie di incostituzionalità.

Ricordiamo infatti che, con riferimento al regime previgente, due diverse Commissioni tributarie avevano sollevato dinanzi alla Corte Costituzionale questioni di legittimità costituzionale.

La dottrina aveva in linea di principio condiviso i dubbi di legittimità costituzionalità, sia pure sottolineando in modo non omogeneo la rilevanza delle questioni coinvolte.

Il regime attuale, sebbene modificato dal D.L. 16 del 2012, presenta ancora vari aspetti di criticità.

L’argomento, inoltre, è da tempo oggetto di attenzione anche da parte degli organismi sovranazionali, costituendo un problema a cui è dedicata l’attenzione di tutti i Paesi appartenenti all’OCSE. In particolare, si richiamano due raccomandazioni OCSE: la n. C/M(96)8/PROV “Recommendations of the Council on the tax deductibility of bribes to foreign public officials” e la n. C/M(97)12/PROV “Revised recommendations of the Council on the tax deductibility of bribes to foreign public officials”.

Nell’ambito della ricerca, saranno altresì analizzate le conseguenze, in termini di risk management, del nuovo regime del c.d. “adempimento collaborativo” (di cui al Decreto Legislativo n. 147 del 14 settembre 2015), comportante la possibilità per i contribuenti di pervenire con l’Agenzia delle Entrate ad una comune valutazione delle situazioni suscettibili di generare rischi fiscali prima della presentazione delle dichiarazioni fiscali, attraverso forme di interlocuzione costante e preventiva su elementi di fatto, inclusa la possibilità dell’anticipazione del controllo da parte dell’Agenzia.

Ciò anche in relazione alle raccomandazioni in proposito fornite dall’OCSE nel 2013 (“Co-operative Compliance: a Framework”).

Nell’ambito dei temi sopra descritti è incoraggiata la presentazione di contributi aventi ad oggetto:

  • regime fiscale dei costi sostenuti e dei proventi conseguiti in relazione ad atti di corruzione e, più in generale, alla commissione di reati: analisi delle problematiche aperte e proposte di eventuali modifiche;
  • regime fiscale dei costi sostenuti e dei proventi conseguiti in relazione ad atti di corruzione e, più in generale, alla commissione di reati: comparazione con la corrispondente disciplina presente in altri Paesi;
  • rapporti tra procedimento penale e trattamento fiscale dei componenti di reddito connessi a reati;
  • il c.d. “adempimento collaborativo”: analisi della disciplina di cui al decreto legislativo n. 147/2015;
  • il c.d. “adempimento collaborativo”: comparazione con analoghi istituti presenti in altri Paesi.

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